prostata

carcinoma prostatico – trattamento

Dr. Andrea Giovanni Martinelli – Urologo a Terni

Il carcinoma prostatico

Trattamento

Una delle terapie più diffuse per il tumore della prostata è rappresentata dall’intervento chirurgico, chiamato prostatectomia radicale,

PROSTATECTOMIARADICALE

che prevede l’asportazione totale della prostata, delle vescichette seminali e, in alcuni casi, dei linfonodi, la legatura dei deferenti e l’anastomosi (unione per mezzo di punti di sutura) fra vescica e uretra.

l Dr. Martinelli Urologo opera a Terni e a Roma nelle patologie del rene, della vescica, della prostata e nel campo della infertilità maschile

L’intervento può venire eseguito con tecnica laparoscopica o robotica. La laparoscopia è una tecnica operatoria che consente di eseguire l’intervento con particolari strumenti che passano all’interno di piccole cannule, del diametro di 5 e 10 mm, inseriti nell’addome attraverso piccoli buchi dello stesso diametro. Una particolare telecamera consente di operare guardando l’ immagine del campo operatorio su di un monitor. I vantaggi dimostrati da questa tecnica sono dovuti alla minore invasività che si traduce in minor sanguinamento, minor rischio di trasfusioni di sangue, più rapido recupero post-operatorio e più rapido ritorno alle normali attività quotidiane.

La tecnica robotica ripropone l’approccio laparoscopico utilizzando un robot che viene comandato a distanza da un operatore che lo comanda seduto alla console di fianco al paziente. In entrambi i casi gli effetti collaterali dell’intervento che sono principalmente l’impotenza (deficit dell’erezione) e l’incontinenza dell’urina. Per fortuna questi effetti collaterali sono molto diminuiti negli ultimi anni grazie all’esperienza degli operatori che utilizzano tecniche chirurgiche intraoperatorie che consentono di risparmiare le strutture muscolari e nervose che controllano le suddette funzioni.

Tecnica robotica per il trattamento del carcinoma della prostata

Tecnica robotica per il trattamento del carcinoma della prostata

Dettaglio del robot

Dettaglio del robot

Una valida alternativa alla prostatectomia radicale è rappresentata dalla radioterapia, soprattutto nei pazienti in cui l’età o le condizioni generali di salute rendono rischioso l’intervento.
Qualsiasi cura venga effettuata (chirurgia, radioterapia, ormonoterapia) il paziente deve sottoporsi a controlli periodici, con frequenza stabilita dallo specialista in base allo stadio della malattia e al tipo di terapia. I controlli si basano sul dosaggio del PSA e sulla visita rettale; in assenza di sintomi questi semplici accertamenti sono sufficienti a rassicurare il paziente ad ogni controllo. E’ compito esclusivo dello specialista interpretare eventuali sintomi, movimenti del PSA o modificazioni della visita rettale e programmare ulteriori accertamenti.

Il carcinoma prostatico

Definizione Diagnosi Terapia

carcinoma prostatico – diagnosi

Dr. Andrea Giovanni Martinelli – Urologo a Terni

Il carcinoma prostatico

Diagnosi

Quando il PSA risulta sospetto oppure la visita dell’urologo riscontra un nodulo indurito sulla superficie periferica della prostata, anche se il paziente non accusa disturbi, è consigliabile eseguire la biopsia prostatica. La biopsia viene generalmente eseguita ambulatorialmente o in day hospital, attraverso una sonda ecografica che, inserita nel retto, consente di dirigere un ago sottile in punti precisi della ghiandola ed eventualmente anche all’interno di noduli visibili con l’ecografia; l’ago, collegato ad un sistema automatico, preleva, in modo molto rapido e generalmente poco doloroso, piccoli campioni di tessuto prostatico che verranno esaminati al microscopio dallo specialista anatomo-patologo. Si devono eseguire almeno 12 prelievi, aumentando il numero quando si deve ripetere la biopsia a distanza di tempo. La ripetizione della biopsia è consigliabile se la prima biopsia è risultata negativa per tumore ma il PSA e/o la visita rettale rimangono sospetti oppure quando la prima biopsia ha riscontrato alterazioni come la PIN di alto grado esteso a più prelievi o l’ASAP che possono essere l’indizio di un carcinoma. Se la biopsia risulta positiva per tumore le informazioni ottenute, insieme al valore del PSA e al risultato della visita rettale, consentono di calcolare in modo statistico le probabilità che la malattia sia localizzata solo alla prostata. Prima che il medico possa consigliare la cura più adeguata, in alcuni casi è opportuno eseguire altri esami come la tomografia assiale computerizzata (TAC) o la risonanza magnetica nucleare (RMN) dell’addome e la scintigrafia ossea di tutto lo scheletro.

Il carcinoma prostatico

Definizione Diagnosi Terapia

carcinoma prostatico – definizione

Dr. Andrea Giovanni Martinelli – Urologo a Terni

Il carcinoma prostatico

Definizione

Il Carcinoma prostatico è il tipo più frequente di tumore maligno che colpisce la prostata. Le statistiche degli ultimi 10 anni ci dicono che questa malattia è in aumento, fino a rappresentare il primo tumore maligno per frequenza diagnosticato nel maschio dopo i 60 anni ma, soprattutto, che questa neoplasia comincia ad essere riscontrata anche nei pazienti più giovani. Fortunatamente questa malattia viene spesso scoperta in fase iniziale quando non è ancora visibile né palpabile e quando, cioè, è possibile curarla in modo definitivo. Inoltre, l’evoluzione naturale del tumore può essere lenta a tal punto che in alcuni casi, non riesce a raggiungere la fase avanzata prima che il paziente muoia per altre cause. Ciò significa che l’urologo ha il dovere di scoprire il tumore in fase sempre più precoce nei pazienti giovani, di non esasperare gli esami diagnostici nei pazienti anziani e di consigliare la terapia più efficace ed il meno invasiva possibile in ciascun singolo caso.

Le cause che favoriscono lo sviluppo del tumore prostatico non sono ancora del tutto conosciute anche se fattori genetici, ambientali e alimentari (dieta ipercalorica) sono sicuramente implicati. A differenza dell’ipertrofia benigna il carcinoma generalmente nasce e si sviluppa nella zona periferica della ghiandola, cioè una zona che può essere palpata con la visita rettale. Nei casi iniziali, però, le cellule tumorali si possono trovare sparse a gruppi di piccole dimensioni (fig. A) e, quindi, non possono essere scoperte con la visita; la presenza del tumore può allora essere sospettata da un semplice prelievo di sangue per dosare il PSA (antigene prostatico specifico). In altri casi le cellule tumorali sono raggruppate a formare un nodulo (fig.B) che può facilmente essere riconosciuto all’esplorazione rettale come una zona più dura che a volte può anche deformare la superficie della ghiandola.

Il carcinoma prostatico

Definizione Diagnosi Terapia

Ipertrofia Prostatica Benigna – Definizione

Dr. Andrea Giovanni Martinelli – Urologo a Terni

Ipertrofia prostatica benigna

Ipertrofia prostatica benigna (IPB) o adenoma prostatico: cos’è?

L’ipertrofia prostatica benigna (IPB) è una condizione che si sviluppa nel maschio adulto-anziano caratterizzata da un aumento di volume della zona di prostata che circonda l’uretra. Questa condizione non deve essere considerata una malattia fino a quando non produca ostacolo al flusso dell’urina e/o sintomi che alterino il fisiologico atto dello svuotamento vescicale (minzione). Soprattutto, non deve essere confusa con la malattia maligna che può colpire la prostata e cioè con il carcinoma prostatico.

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Foto endoscopica di una IPB

Definizione di Ipertrofia Prostatica Benigna (IPB)

Definizione di Ipertrofia Prostatica Benigna (IPB)

distanza_media

Ipertrofia prostatica benigna

Cenni di anatomia

Definizione

Sintomi

Diagnosi

Trattamenti farmacologici

Trattamenti
chirurgici

Ipertrofia prostatica benigna – trattamenti chirurgici

Dr. Andrea Giovanni Martinelli – Urologo a Terni

Ipertrofia prostatica benigna

Le terapie chirurgiche

La scelta del tipo di procedura a cui sottoporre il paziente affetto da IPB sintomatica si basa essenzialmente sulle dimensioni dell’adenoma prostatico da rimuovere.

Resezione prostatica trans-uretrale (TURP)

 

La TURP è l’intervento di riferimento ed il più eseguito al mondo nei pazienti con iperplasia prostatica benigna. La TURP è un intervento endoscopico, viene praticato quindi per via trans-uretrale (non necessita di incisioni chirurgiche), si esegue in anestesia generale o epidurale (anestesia spinale). L’intervento viene condotto con uno strumento denominato resettore sulla cui sommità vi è un’ ansa metallica che appunto reseca il tessuto prostatico in eccesso fino alla sua completa rimozione.
Alla fine della procedura si applica un catetere speciale denominato a “tre vie” che viene successivamente rimosso prima delle dimissione.
La continua ricerca negli anni di nuovi materiali ha permesso di aggiungere il laser nella terapia chirurgica dell’IPB. Sono ormai molto diffusi i centri che offrono interventi di disostruzione prostatica mediante laser tulio ed olmio con eccellenti risultati sul decorso post operatorio e sulla qualità di vita del paziente.

l Dr. Martinelli Urologo opera a Terni e a Roma nelle patologie del rene, della vescica, della prostata e nel campo della infertilità maschile TURP

Adenomectomia prostatica transvescicale (ATV)

Rappresenta il classico intervento per l’iperplasia prostatica, noto ed eseguito da più 100 anni, e consiste nella rimozione del tessuto iperplastico con un intervento chirurgico a cielo aperto. Questo intervento tuttora valido è utilizzato in pazienti con voluminosi adenomi prostatici (> 70-80 grammi )

Ipertrofia prostatica benigna

Cenni di anatomia

Definizione

Sintomi

Diagnosi

Trattamenti farmacologici

Trattamenti
chirurgici

Ipertofia prostatica benigna – trattamenti farmacologici

Dr. Andrea Giovanni Martinelli – Urologo a Terni

Ipertrofia prostatica benigna

trattamenti farmacologici

L’ipertrofia prostatica benigna può essere trattata farmacologicamente, ma non esiste una terapia elettiva. Infatti ogni singolo paziente è un capitolo a se stante e la sua personale terapia deve essere creata dallo Specialista Urologo appositamente per lui.
Esistono diverse categorie farmacologiche, ognuna con i suoi pro ed i suoi contro e pertanto risulta evidente che ogni singola terapia deve essere accuratamente chiarita prima di essere prescritta.

Inibitori della 5-alfareduttasi (finasteride e dutasteride):
sono farmaci che agiscono riducendo il volume della ghiandola prostatica inibendo uno specifico enzima coinvolto nella stimolazione della crescita cellulare.

Alfa-bloccanti (doxazosina, terazosina, alfuzosina, tamsulosina):
determinano un rilassamento della muscolatura liscia del collo vescicale e dell’uretra prostatica favorendo il passaggio dell’ urina nel tratto di uretra che si restringe a causa dell’aumento di volume dei lobi prostatici.

Fitoterapici: nella cura dell’ ipertrofia prostatica vengono spesso utilizzati farmaci derivati dalle piante, utili soprattutto nel miglioramento della sintomatologia, specialmente se coesistono disturbi infiammatori (es. prostatiti); il loro reale ruolo però deve essere ancora confermato da ampi studi clinici prospettici.
I farmaci sopradescritti possono venire anche associati per potenziare gli effetti terapeutici.

Ipertrofia prostatica benigna

Cenni di anatomia

Definizione

Sintomi

Diagnosi

Trattamenti farmacologici

Trattamenti
chirurgici

Ipertrofia prostatica benigna – diagnosi

Dr. Andrea Giovanni Martinelli – Urologo a Terni

Ipertrofia prostatica benigna

Quali esami eseguire

Gli esami di base che generalmente consentono di inquadrare l’iperplasia prostatica benigna ed i conseguenti disturbi minzionali sono:

  • l’esplorazione rettale
  • l’ecografia dell’ apparato urinario
  • l’uroflussometria
  • questionari sintomatologici (es. IPSS)
  • l’esame delle urine
  • il PSA

L’esame delle urine ci permette di escludere infezioni delle vie urinarie o la presenza di tracce di sangue nelle urine. Il PSA, insieme all’esplorazione rettale della prostata, risulta importante nella differenziazione tra iperplasia prostatica e tumore della prostata. L’ecografia dell’apparato urinario ci permette di avere una visione d’insieme sull’integrità dell’apparato urinario (escludere la presenza di calcoli, anomalie dei reni o della vescica, dilatazione delle alte vie urinarie o ristagno di urina in vescica). Infine l’uroflussometria ci consente di misurare il flusso minzionale del paziente. Nel paziente con disturbi minzionali secondari all’IPB la curva che rappresenta il flusso è generalmente di altezza ridotta (picco di flusso basso) e prolungata.

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Ipertrofia prostatica benigna

Cenni di anatomia

Definizione

Sintomi

Diagnosi

Trattamenti farmacologici

Trattamenti
chirurgici

Ipertofia prostatica benigna – i sintomi

Dr. Andrea Giovanni Martinelli – Urologo a Terni

Ipertrofia prostatica benigna

i sintomi

  1. Incapacità da parte del paziente di differire la minzione
  2. Aumento della frequenza minzionale diurna e notturna
  3. Attesa prima di iniziare la minzione
  4. Comparsa di un getto urinario debole
  5. Difficoltà alla minzione, utilizzo della spinta addominale per riuscire ad espellere le urine, riscontro di mitto debole ed interrotto
  6. Sensazione di non aver svuotato completamente la vescica dopo aver urinato
  7. Grave difficoltà alla minzione secondaria a ritenzione d’urina con sgocciolamento continuo (è una falsa incontinenza in quanto in realtà la vescica è piena e trabocca)
  8. Incapacità totale o parziale da parte del paziente di emettere all’esterno l’urina contenuta nella vescica
  9. Emissione di sangue con le urine
  10. Emissione di sangue nel liquido seminale

Se non trattata in maniera corretta l’IPB può portare alla comparsa di alcune complicanze o a danni permanenti all’apparato urinario. I pazienti con prostata di grosse dimensioni sembrano maggiormente a rischio di sviluppare le complicanze legate all’IPB come la ritenzione d’urina, l’infezione delle vie urinarie, la calcolosi vescicale, i diverticoli vescicali, la compromissione funzionale della vescica e infine l’insufficienza renale.

Ipertrofia prostatica benigna

Cenni di anatomia

Definizione

Sintomi

Diagnosi

Trattamenti farmacologici

Trattamenti
chirurgici

Ipertrofia prostatica benigna – anatomia

Dr. Andrea Giovanni Martinelli – Urologo a Terni

Ipertrofia prostatica benigna

Cenni di Anatomia

La prostata è una ghiandola che fa parte dell’apparato genitale maschile.
La funzione della prostata è quella di produrre una parte del liquido seminale che, insieme alla parte prodotta dalle vescicole seminali e agli spermatozoi, viene versato nell’uretra (il canale che porta l’urina dalla vescica all’esterno) e quindi espulso all’esterno al momento dell’eiaculazione. Inoltre, producendo zinco, ha un ruolo antibatterico proteggendoci dalle infezioni delle vie urinarie. La sua posizione anatomica nella parte più profonda del bacino, posta sotto alla vescica ed attraversata dall’uretra, attribuisce alla prostata un ruolo anche nella funzione del basso apparato urinario. Questo ruolo diventa importante nella patologia conosciuta come iperplasia prostatica benigna. Nel giovane, la prostata ha la forma e le dimensioni di una piccola castagna, con la punta rivolta in basso e la base verso l’alto a contatto con la vescica; con il progredire dell’età la prostata va incontro ad un processo di progressivo e più o meno rapido ingrossamento che ne modifica la forma e le dimensioni.

l Dr. Martinelli Urologo opera a Terni e a Roma nelle patologie del rene, della vescica, della prostata e nel campo della infertilità maschile

distanza_media

Ipertrofia prostatica benigna

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