Senza categoria

American Society of Clinical Oncology endorses EAU Guideline

American Society of Clinical Oncology endorses EAU Guideline on Muscle-Invasive and Metastatic Bladder Cancer

Last March 21st the American Society of Clinical Oncology (ASCO®) issued an endorsement of the European Association of Urology (EAU) Guidelines on Guideline on Muscle-Invasive and Metastatic Bladder Cancer (MIBC), 2015 edition. A 2016 update of the EAU MIBC Guidelines has just been released at the 31st Annual EAU Congress (Munich March 11-15, 2016).

ASCO® endorses all but one of the recommendations in the EAU MIBC Guidelines, by Witjes et al, with minor qualifying statements, including highlighting the use of chemoradiotherapy for select patients with MIBC and recommending inclusion of patients in clinical trials for the treatment of metastatic disease in the second-line setting. For this endorsement, only the recommendations relevant to treatment were assessed

(leggi l’intero articolo)

Incontinenza urinaria – anatomia

Dr. Andrea Giovanni Martinelli – Urologo a Terni

Incontinenza urinaria

Cenni di anatomia e fisiologia

La vescica è un serbatoio che raccoglie le urine ed è collegata all’uretra, che  porta le  urine verso l’esterno. Man mano che la vescica si riempie, il detrusore, che è  il muscolo della vescica, si rilassa mentre l’uretra si contrae. Ciò ci consente di trattenere le urine e di non perdere. Man mano che la vescica si riempie, si raggiungerà il primo stimolo, cioè il momento in cui avvertiamo il bisogno di urinare. A tale livello è anche possibile ritardare la minzione. Quando si raggiunge il massimo riempimento, la vescica si svuoterà con una contrazione del detrusore mentre l’uretra rilassandosi permetterà il passaggio delle urine. Tutte queste fasi sono molto complesse e controllate dal nostro sistema nervoso centrale e periferico.
La perdita di urina è più comune nelle donne che hanno avuto uno o più figli partoriti per via vaginale e nelle donne in menopausa, periodo molto critico, in cui le alterazioni ormonali possono modificare anche l’apparato urinario. Sono anche più a rischio le pazienti obese e che fanno lavori pesanti dal punto di vista fisico. Anche alcuni interventi chirurgici possono predisporre a questo problema, ad esempio interventi sull’utero o sull’intestino, così come la radioterapia. Nell’uomo l’incontinenza è una patologia meno frequente e spesso è conseguente a interventi chirurgici sull’apparato urinario e in particolare sulla prostata.


Incontinenza urinaria

Definizione Anatomia Diagnosi Accorgimenti Farmaci Riabilitazione Chirurgia Iniezione di botox Benderelle Neuromodulazione

Tumori del rene – Definizione

Dr. Andrea Giovanni Martinelli – Urologo a Terni

Tumori del rene

Definizione

I Tumori renali sono neoformazioni solide che originano propriamente dal rene. Una semplice classificazione suddivide i tumori renali in benigni (adenoma, oncocitoma, angiomiolipoma, fibroma, lipoma) e maligni (carcinoma renale, sarcoma renale, linfoblastoma, nefroblastoma o tumore di Wilms).
I tumori renali benigni possono insorgere da qualsiasi cellula presente nel rene. Tali neoformazioni possono raggiungere anche grandi dimensioni e sono difficilmente differenziabili, anche con le moderne tecniche radiologiche, dalle forme maligne.
La diagnosi di certezza è data dall’ esame istologico del pezzo operatorio, quindi solo dopo un intervento chirurgico.

Il carcinoma renale

Il carcinoma è il tumore renale maligno più frequente, rappresentando circa il 97% di tumori renali ed  il 3% delle neoplasie dell’adulto. È più frequente tra la quinta e la settima decade e colpisce prevalentemente il sesso maschile, con un rapporto M:F di 2:1. Sono stati individuati alcuni fattori responsabili della neoplasia come il fumo, l’obesità, e farmaci antipertensivi. Il fumo di sigarette è un fattore di rischio ben definito. Una piccola percentuale dei carcinomi renali (1-4%) sono ereditari ossia associati ad anomalie congenite del patrimonio genetico.

distanza_media

Tumori del rene

Anatomia Definizione Diagnosi Trattamento

Litiasi delle vie urinarie – Sintomi

Dr. Andrea Giovanni Martinelli – Urologo a Terni

Litiasi delle vie urinarie

Sintomi

La calcolosi urinaria può avere molteplici aspetti in relazione prevalentemente alla sua sede nelle vie urinarie.
La calcolosi urinaria può avere una diagnosi occasionale (calcolosi asintomatica) oppure essere individuata in seguito alla comparsa di sintomi e segni più o meno specifici (calcolosi sintomatica) quali il dolore (colica renale – sintomo più frequente), l’ematuria (sangue nelle urine), la lombalgia, l’infezione delle vie urinarie,  o l’insufficienza renale nei casi più gravi. La colica renale può essere definita come il complesso dei sintomi conseguente all’ostruzione parziale o completa dell’alta via escretrice (calici, bacinetto, giunzione pielo-ureterale o uretere). Una distensione lenta e progressiva della via escretrice, conseguente ad un’ostruzione, può realizzarsi senza alcuna manifestazione dolorosa o, al massimo, può determinare un dolore lombare gravatativo e intermittente.

La colica renale è caratterizzata da un dolore acuto, di insorgenza improvvisa (solitamente di notte o nelle prime ore del mattino) che raggiunge rapidamente il suo apice e altrettanto rapidamente può scomparire, lasciando un senso di dolenzia; la sua durata è in genere di qualche minuto o di qualche ora, raramente dura qualche giorno. Il dolore viene riferito in regione lombare, con irradiazione in avanti e in basso fino a raggiungere l’inguine, la radice della coscia ed il testicolo nell’uomo o le grandi labbra nella donna. Frequentemente alla colica si accompagnano sintomi quali nausea, vomito, ipotensione, tachicardia, stipsi (aggravata spesso dalla somministrazione di farmaci antispastici). Quando la causa dell’ostruzione è rappresentata da un calcolo prossimo alla vescica è spesso associata una sintomatologia vescicale di tipo irritativo (aumento della frequenza ad urinare, difficoltà alla minzione, dolore alla minzione, impellenza minzionale). La febbre può essere presente come conseguenza del sovrapporsi di un’infezione urinaria.

La terapia della colica renale prevede come farmaci di prima scelta gli anti-infiammatori non steroidei che riducono il dolore. Inoltre è possibile combinare altri farmaci in quella che in gergo è comunemente definita terapia espulsiva.

Litiasi delle vie urinarie

Eziologia Sintomi Diagnosi Espulsione Trattamento Consigli

Carcinoma Prostatico

Il carcinoma prostatico

Il Carcinoma prostatico è il tipo più frequente di tumore maligno che colpisce la prostata. Le statistiche degli ultimi 10 anni ci dicono che questa malattia è in aumento, fino a rappresentare il primo tumore maligno per frequenza diagnosticato nel maschio dopo i 60 anni ma, soprattutto, che questa neoplasia comincia ad essere riscontrata anche nei pazienti più giovani. Fortunatamente questa malattia viene spesso scoperta in fase iniziale quando non è ancora visibile né palpabile e quando, cioè, è possibile curarla in modo definitivo. Inoltre, l’evoluzione naturale del tumore può essere lenta a tal punto che in alcuni casi, non riesce a raggiungere la fase avanzata prima che il paziente muoia per altre cause. Ciò significa che l’urologo ha il dovere di scoprire il tumore in fase sempre più precoce nei pazienti giovani, di non esasperare gli esami diagnostici nei pazienti anziani e di consigliare la terapia più efficace ed il meno invasiva possibile in ciascun singolo caso.

Le cause che favoriscono lo sviluppo del tumore prostatico non sono ancora del tutto conosciute anche se fattori genetici, ambientali e alimentari (dieta ipercalorica) sono sicuramente implicati. A differenza dell’ipertrofia benigna il carcinoma generalmente nasce e si sviluppa nella zona periferica della ghiandola, cioè una zona che può essere palpata con la visita rettale. Nei casi iniziali, però, le cellule tumorali si possono trovare sparse a gruppi di piccole dimensioni (fig. A) e, quindi, non possono essere scoperte con la visita; la presenza del tumore può allora essere sospettata da un semplice prelievo di sangue per dosare il PSA (antigene prostatico specifico). In altri casi le cellule tumorali sono raggruppate a formare un nodulo (fig.B) che può facilmente essere riconosciuto all’esplorazione rettale come una zona più dura che a volte può anche deformare la superficie della ghiandola.

tmp_01

La diagnosi

Quando il PSA risulta sospetto oppure la visita dell’urologo riscontra un nodulo indurito sulla superficie periferica della prostata, anche se il paziente non accusa disturbi, è consigliabile eseguire la biopsia prostatica. La biopsia viene generalmente eseguita ambulatorialmente o in day hospital, attraverso una sonda ecografica che, inserita nel retto, consente di dirigere un ago sottile in punti precisi della ghiandola ed eventualmente anche all’interno di noduli visibili con l’ecografia; l’ago, collegato ad un sistema automatico, preleva, in modo molto rapido e generalmente poco doloroso, piccoli campioni di tessuto prostatico che verranno esaminati al microscopio dallo specialista anatomo-patologo. Si devono eseguire almeno 12 prelievi, aumentando il numero quando si deve ripetere la biopsia a distanza di tempo. La ripetizione della biopsia è consigliabile se la prima biopsia è risultata negativa per tumore ma il PSA e/o la visita rettale rimangono sospetti oppure quando la prima biopsia ha riscontrato alterazioni come la PIN di alto grado esteso a più prelievi o l’ASAP che possono essere l’indizio di un carcinoma. Se la biopsia risulta positiva per tumore le informazioni ottenute, insieme al valore del PSA e al risultato della visita rettale, consentono di calcolare in modo statistico le probabilità che la malattia sia localizzata solo alla prostata. Prima che il medico possa consigliare la cura più adeguata, in alcuni casi è opportuno eseguire altri esami come la tomografia assiale computerizzata (TAC) o la risonanza magnetica nucleare (RMN) dell’addome e la scintigrafia ossea di tutto lo scheletro.

La chirurgia

Una delle terapie più diffuse per il tumore della prostata è rappresentata dall’intervento chirurgico, chiamato prostatectomia radicale, che prevede l’asportazione totale della prostata, delle vescichette seminali e, in alcuni casi, dei linfonodi, la legatura dei deferenti e l’anastomosi (unione per mezzo di punti di sutura) fra vescica e uretra.

tmp_02

L’intervento può venire eseguito con tecnica laparoscopica o robotica. La laparoscopia è una tecnica operatoria che consente di eseguire l’intervento con particolari strumenti che passano all’interno di piccole cannule, del diametro di 5 e 10 mm, inseriti nell’addome attraverso piccoli buchi dello stesso diametro. Una particolare telecamera consente di operare guardando l’ immagine del campo operatorio su di un monitor. I vantaggi dimostrati da questa tecnica sono dovuti alla minore invasività che si traduce in minor sanguinamento, minor rischio di trasfusioni di sangue, più rapido recupero post-operatorio e più rapido ritorno alle normali attività quotidiane. La tecnica robotica ripropone l’approccio laparoscopico utilizzando un robot che viene comandato a distanza da un operatore che lo comanda seduto alla console di fianco al paziente. In entrambi i casi gli effetti collaterali dell’intervento che sono principalmente l’impotenza (deficit dell’erezione) e l’incontinenza dell’urina. Per fortuna questi effetti collaterali sono molto diminuiti negli ultimi anni grazie all’esperienza degli operatori che utilizzano tecniche chirurgiche intraoperatorie che consentono di risparmiare le strutture muscolari e nervose che controllano le suddette funzioni.
Una valida alternativa alla prostatectomia radicale è rappresentata dalla radioterapia, soprattutto nei pazienti in cui l’età o le condizioni generali di salute rendono rischioso l’intervento.
Qualsiasi cura venga effettuata (chirurgia, radioterapia, ormonoterapia) il paziente deve sottoporsi a controlli periodici, con frequenza stabilita dallo specialista in base allo stadio della malattia e al tipo di terapia. I controlli si basano sul dosaggio del PSA e sulla visita rettale; in assenza di sintomi questi semplici accertamenti sono sufficienti a rassicurare il paziente ad ogni controllo. E’ compito esclusivo dello specialista interpretare eventuali sintomi, movimenti del PSA o modificazioni della visita rettale e programmare ulteriori accertamenti.