Dr. Andrea Giovanni Martinelli – Urologo a Terni

Infertilità maschile

Diagnosi

Si inizia con l’anamnesi, la visita medica andrologica, gli esami del sangue e lo spermiogramma (l’analisi del liquido seminale). I valori degli ormoni ipofisari dosati nel sangue, in particolare dell’FSH, possono indicare sia un inadeguato stimolo da parte dell’ipofisi (FSH basso) sia un’incapacità dei testicoli di produrre spermatozoi (FSH alto). Da un semplice prelievo di sperma, ottenuto tramite masturbazione, il biologo è in grado di valutare i fattori: volume, conta, concentrazione, movimento e struttura degli spermatozoi.
 
Anche se lo spermiogramma mostra un ridotto numero di spermatozoi o la loro totale assenza, questo non indica necessariamente una assoluta infertilità, ma può semplicemente indicare un problema di sviluppo o trasporto che necessita di ulteriori valutazioni.
 
Può essere necessario eseguire una ecografia transrettale. Tale esame è utile per la valutazione dei dotti eiaculatori, cioè l’ultimo tratto delle vie seminali che decorre all’interno della prostata, prima di aprirsi nel lume dell’uretra. La presenza di cisti, calcificazioni o altre anomalie può determinarne la compressione e quindi l’ostruzione.
 
Una biopsia testicolare si rende necessaria quando il numero di spermatozoi nell’eiaculato è molto basso o totalmente assente. Questo esame si esegue in anestesia generale o spinale attraverso una piccola incisione sullo scroto (TESE o microTESE). Può essere anche eseguita ambulatorialmente in anestesia locale mediante semplice aspirazione percutanea (tramite ago) delle cellule dal testicolo. Il materiale bioptico viene analizzato al microscopio. La biopsia del testicolo ha due obiettivi: scoprire la causa dell’infertilità ed eventualmente recuperare spermatozoi per la crioconservazione e futuro utilizzo in fecondazione assistita.

Infertilità maschile

Definizione Diagnosi Cause Terapia